10 minuti con Battista Russo.
Marketing, advertising, aspettative irrealistiche e investimenti: una conversazione diretta su quello che molte aziende ancora non sanno, e che dovrebbero capire prima di chiedere risultati.
Parlare di marketing oggi è semplice. Capirlo davvero molto meno. Negli ultimi anni il digitale ha reso strumenti e piattaforme accessibili a quasi tutti, ma questa accessibilità ha prodotto anche un effetto collaterale: l’idea che basti aprire un account pubblicitario, pubblicare contenuti o investire qualche migliaio di euro per ottenere automaticamente risultati importanti.
Per Battista Russo, fondatore di BR Digital Marketing, il problema principale non è la mancanza di volontà delle imprese. È la distanza tra ciò che il marketing richiede realmente e ciò che molti imprenditori si aspettano da esso.
Perché hai fondato BR Digital Marketing?
Tutto parte dalla mia passione per il digitale. Mi ha sempre affascinato il modo in cui un’idea, un prodotto o un’attività potessero essere trasformati attraverso comunicazione, advertising e tecnologia.
Poi ho iniziato a sperimentare direttamente. Ogni volta che mi cimentavo in qualcosa legato al marketing vedevo dei risultati, imparavo qualcosa e soprattutto avevo voglia di capire perché una cosa funzionasse e un’altra no.
Da lì è diventato naturale costruire BR. Prima ancora che un lavoro, per me il marketing è un settore che continuo a trovare affascinante perché cambia continuamente e obbliga a ragionare, testare e adattarsi.
Qual è la cosa che ti infastidisce di più quando si parla di marketing?
La saccenza accompagnata dalla disinformazione. Mi capita ancora di incontrare persone convinte che pubblicare dei post, anche fatti professionalmente, significhi “fare marketing”. Non è così.
I contenuti possono essere una parte del marketing, ma dietro deve esserci una struttura: obiettivi, posizionamento, creatività, advertising, analisi, sito, follow-up, budget e tempo. Senza questa struttura si stanno facendo attività isolate, non si sta costruendo un sistema.
E soprattutto manca spesso la concezione del costo di un flusso di marketing serio. Si pretende un risultato importante senza mettere in conto ciò che serve per costruirlo.
“Vedo commercianti e imprenditori spendere ogni sei o dodici mesi 15 o 20 mila euro per rifare un controsoffitto, ridipingere il locale o cambiare la scaffalatura. Lo fanno senza battere ciglio, perché considerano quelle spese normali per la propria attività. Poi entrano in agenzia con 2 o 3 mila euro e si aspettano che, nel giro di uno o due mesi, il marketing produca 100 o 200 mila euro di fatturato.”
È probabilmente l’aspetto che mi pesa di più: la disinformazione e le false aspettative costruite intorno al marketing. Il digitale non è una slot machine e l’advertising non moltiplica magicamente il denaro. Se fai impresa devi conoscere il rischio dell’investimento.
Ho provato più volte a far capire soprattutto alle attività locali che destinare 10, 15 o 20 mila euro a un progetto digitale serio non significa “spendere tanto”. Significa costruire una base abbastanza solida per produrre materiale, realizzare una struttura adeguata, fare test, raccogliere dati attendibili e capire cosa può funzionare nel tempo.
Il paradosso è che si accetta senza difficoltà un investimento fisico che non ha un ritorno direttamente misurabile, mentre dal marketing si pretende spesso un ritorno enorme, immediato e garantito.
Perché secondo te tante aziende credono che bastino 1.000 euro di ads per ottenere cinque volte, dieci volte o cento volte tanto?
Perché sono disinformate. È passata l’idea che la pubblicità online funzioni come una formula: metto 1.000 euro, quindi devo ottenere automaticamente un multiplo di quella cifra.
Ma chi fa impresa dovrebbe conoscere il concetto di rischio. Ogni investimento può funzionare, funzionare meno del previsto o aver bisogno di tempo per essere ottimizzato.
Inoltre c’è un aspetto che viene ignorato: anche quando una campagna non produce immediatamente il fatturato sperato, stai comunque esponendo il tuo brand, il tuo negozio o la tua azienda a un pubblico che prima magari non ti conosceva.
Se un cliente ti dicesse: “Ho 1.000 euro da investire e voglio fare 100.000 euro di fatturato”, cosa gli diresti?
Gli direi: “Hai sbagliato posto. Ti consiglio di andare da chi ti ha fatto credere tutto questo.”
Preferisco perdere un potenziale cliente piuttosto che accettare un progetto costruito su aspettative che considero irrealistiche. Un rapporto commerciale sano deve partire da obiettivi ambiziosi, ma anche da presupposti credibili.
Cosa dovrebbe aspettarsi un’azienda nei primi mesi?
Non credo che il problema siano “le vendite”. Le vendite possono arrivare subito, dopo qualche settimana o dopo due mesi. Ogni mercato reagisce diversamente.
Quello che bisogna mettere in conto è un periodo di test serio. Personalmente ragiono su almeno sei-otto mesi per poter leggere un progetto con maggiore attendibilità: provare creatività, campagne, offerte, pagine, pubblici e capire quali combinazioni reggono davvero.
Giudicare tutto dopo sette, quindici o trenta giorni rischia di produrre decisioni emotive invece che decisioni fondate sui dati.
Quando parli di 10, 15 o 20 mila euro, cosa dovrebbe comprendere realmente quell’investimento?
Dipende dal progetto, ma una parte importante serve prima ancora dell’advertising. Io considero realistico che 8-12 mila euro possano essere destinati alla costruzione del sito e della strategia pubblicitaria, a seconda della complessità.
Poi esiste il budget media. E soprattutto bisogna ricordare che marketing significa anche costi di agenzia, fotografo, produzione video, packaging, influencer, creatività e tutti gli elementi necessari per rendere la macchina competitiva.
Spendere in pubblicità significa comprare esposizione. Investire nel marketing significa finanziare l’intera macchina che rende quell’esposizione capace di produrre valore.
Quanto conta il tempo e quanto è dannosa la pressione continua sull’agenzia?
Conta tantissimo. Mettere continuamente pressione a quello che dovrebbe essere un tuo partner, a mio modo di vedere, è controproducente.
Il cliente deve capire che io sto dalla sua parte. Se una campagna non sta funzionando, il problema riguarda entrambi. Non ho alcun interesse a nascondere i problemi: voglio individuarli e trovare una soluzione.
È per questo che credo in un rapporto genuino, in cui si analizzano sia le cose belle sia quelle brutte. La base deve essere fiducia reciproca.
Qual è uno degli errori più frequenti delle attività locali quando iniziano a ricevere contatti?
Non distinguere tra un lead e un lead caldo. Una persona che compila un modulo non è automaticamente pronta a comprare.
Il commerciante deve capire che nel momento in cui si espone al pubblico deve anche essere disponibile a dare informazioni a chi è ancora scettico, a chi sta confrontando alternative e a chi ha bisogno di essere accompagnato.
Il lavoro commerciale consiste anche nel trasformare un interesse iniziale in una richiesta concreta. Se ci si aspetta che ogni contatto sia già pronto con la carta in mano, si finisce per giudicare male persino una campagna che sta generando opportunità.
Perché dai così tanto peso all’advertising rispetto alla semplice gestione social?
Perché attraverso l’advertising riesci anche a capire in quale parte del mercato ti trovi. Ottieni segnali, numeri, reazioni. Puoi misurare quanto costa attirare attenzione, portare traffico e generare una richiesta.
Pubblicare sui social può essere utile, ma per me è una parte aggiuntiva. La base per costruire numeri e leggere realmente la domanda passa dall’advertising pagante.
E nel 2026 ci sono ancora attività che pensano che cliccare “Metti in evidenza” significhi avere una strategia pubblicitaria. È esattamente il tipo di confusione che bisogna superare.
Quando arriva un nuovo progetto, cosa guardi per prima cosa?
Budget e struttura. Voglio capire cosa l’azienda può realmente sostenere e se è organizzata per ricevere quello che il marketing potrebbe generare.
Subito dopo passo ai competitor. Devo capire dove si trova il cliente nel mercato, chi sta già comunicando bene, quali aspettative ha il pubblico e quali spazi possono essere occupati.
Ti è mai capitato di dire a un cliente che non era ancora pronto per fare advertising?
Sì. Per esempio quando non c’è ancora materiale, non c’è abbastanza merce o l’azienda non è strutturata per gestire eventuali ordini.
C’è un rischio che viene considerato troppo poco: una campagna potrebbe funzionare subito. Se generi ordini e poi non sei capace di evaderli, il marketing produce l’effetto opposto: clienti insoddisfatti, ritardi, recensioni negative e una reputazione più difficile da ricostruire.
Che rapporto dovrebbe avere un imprenditore con la propria agenzia?
Un rapporto genuino. Non credo alla relazione in cui l’agenzia deve raccontare soltanto ciò che il cliente vuole sentirsi dire.
Bisogna essere capaci di analizzare insieme quello che funziona e quello che non funziona, senza cercare colpevoli. Si trova il problema e si costruisce una soluzione.
Per me la parola chiave resta fiducia reciproca.
Cosa vuoi che una persona capisca dopo un’ora di confronto con te, anche se poi non diventa cliente BR?
Voglio che esca con un’idea più chiara di cosa sia realmente il marketing, cosa significhi digitalizzare un’azienda e come possa funzionare almeno in parte l’advertising.
Se riesco a fargli capire queste cose, per me ho già vinto, anche se alla fine non chiudiamo un accordo commerciale.
Fra qualche anno, cosa vorresti che rappresentasse BR Digital Marketing per un imprenditore?
Vorrei che BR fosse percepita come una spalla forte.
Un partner sul quale poter contare davvero, che non si limita a eseguire un servizio, ma che si piega in due per aiutare il cliente a trovare una strada quando qualcosa non funziona e a sfruttare al massimo le opportunità quando invece il progetto comincia a crescere.
Il marketing non promette scorciatoie. Costruisce possibilità.
Ed è forse questa la distinzione più importante: una strategia seria non nasce dalla promessa di trasformare 1.000 euro in 100.000. Nasce dalla capacità di costruire una macchina, misurarla, migliorarla e darle abbastanza tempo e risorse per capire quanto può diventare grande.
Parla con BR ↗